| Informazioni
generali
|
||||||||||||||||
|
Il
termine “politiche giovanili” comprende l’insieme di interventi
che si rivolgono ai giovani, ponendo l’accento sia su di loro, sia
sull’oggetto: si pensi quindi ad azioni mirate ad una precisa fascia
di popolazione e ad interventi legati ad aspetti caratterizzanti,
quali il lavoro, la salute, la cultura, l’istruzione, la formazione
professionale, l’informazione, la casa, la mobilità, i fenomeni
di devianza, ecc. |
||||||||||||||||
|
Per approfondire l’argomento, è possibile scaricare il capitolo “Diritti ed opportunità per i giovani: storia e prospettive”, tratto da “Animazione giovanile: l'esperienza di Vedogiovane”, di G. Campagnoli e M. Marmo, Unicopli, Milano. |
||||||||||||||||
|
Nel frattempo alcune Regioni si sono già dotate di una legislazione ad hoc. Tra queste la Regione Piemonte che ha deciso di dotarsi di una specifica normativa, la Legge Regionale 13 febbraio 1995 n.16, “Coordinamento e sostegno delle attività a favore dei giovani” con la quale si sono messe in atto una serie di iniziative finalizzate al coordinamento e al sostegno di attività a favore dei giovani. Oggi la Legge sta subendo una forte modifica, di cui si parlerà sotto, ne “Il contesto piemontese”.
NOTA: ad oggi sono nove su venti le Regioni che hanno ordinato la materia. Le Regioni sono Veneto, Campania, Valle d’Aosta, Piemonte, Umbria, Emilia – Romagna, Marche, Lazio, Sardegna (per il Piano socio-assistenziale triennale) e la Provincia Autonoma di Bolzano. Per
saperne di più sulle politiche giovanili: www.politichegiovanili.it
|
||||||||||||||||
|
Storicamente i primi “Progetti giovani “ sono stati voluti dagli enti locali (a partire dagli anni settanta) e riguardavano interventi di prevenzione del disagio, anche se ogni Amministrazione locale ha proceduto “navigando a vista”, in quanto non era ben definito un quadro normativo determinato sia a livello nazionale che regionale (a parte i protocolli di intesa dell’ANCI su Lavoro e Informagiovani). Come
già detto, gli Enti locali hanno di fatto adempiuto ad un obbligo
che in altri Paesi è delegato al governo centrale, e questo ha fatto
sì che in Italia si siano attivati interventi con caratteristiche
estremamente frazionate, sviluppati a “macchia di leopardo”. In questo
contesto, molto di quello che si è riusciti a fare, anche a livello
nazionale, lo si deve al Piemonte ed alla Città di Torino.
Dopo l’esperienza di Torino, altri Comuni hanno seguito l’esempio ed hanno attivato Progetti giovani. Per diversi anni si è trattato di amministrazioni comunali, collocate prevalentemente nel Nord e di entità medio grande. Successivamente l’esempio è seguito anche da molte altre città e di dimensioni demografiche medie. I primi 10 Progetti giovani sono stati a Torino, Bologna, Forlì, Modena, Reggio Emilia, Livorno, Voghera, Ravenna, Perugia, Terni. Il settore che i Progetti giovani hanno sviluppato maggiormente nel corso degli anni è quello appunto degli Informagiovani. Il primo Centro è stato istituito a Torino nel 1982. Sull’onda delle esperienze degli Enti locali è via via cresciuto un ruolo specifico delle Regioni che si è tradotto nell’emanazione di leggi regionali inerenti le politiche giovanili e dei successivi adempimenti politico amministrativi per la loro attuazione. Nel corso degli anni sono state commissionate tre importanti ricerche sulla presenza dei progetti giovani (vedi tabella sottostante).
|
||||||||||||||||
| Dalle ricerche emerge
che gli interventi sono stati condotti in aree molto problematiche sotto
il profilo sociale, per cui essi riguardano la prevenzione (promozione
di attività educative e informative sulle droghe) e l’apertura di strutture
di animazione e di socializzazione.
Inoltre, oltre ad una diffusione a “macchia di leopardo”, si evidenzia anche un aumento di investimento nei Comuni piccoli. Così il Progetto giovani è stato essenzialmente un modo di pensare delle amministrazioni locali alle iniziative rivolte ai giovani (spesso innovative), operando per obiettivi e centrando l’azione sul coordinamento e sull’integrazione di tutte le risorse interne ed esterne alla pubblica amministrazione, soprattutto di fronte a bisogni nuovi. Quasi ovunque, il Progetto è stato pensato come strumento, e non fine. Le realtà in cui nascono rendono ardua l’identificazione di precise tipologie, in quanto si tratta di un’esperienza spesso creativa ed originale a forte carattere di localismo. Ogni Progetto costituisce una storia a sé, anche sul versante delle iniziative concrete. Per praticità di descrizione si segue una divisione in settori che può apparire artificiosa:
Per
saperne di più è possibile
scaricare la ricerca dell'Osservatorio Regionale "Le
Politiche Giovanili in Italia" (formato
.pdf - 1,03 Mb). L'attuale
fase di passaggio verso "la società della conoscenza", caratterizzata,
nella maggior parte dei Paesi europei, da una crisi strutturale dell'occupazione,
da una riduzione del tempo di lavoro, dall'aumento di aree di marginalità
occupazionale e di esclusione sociale, ha determinato in Italia il
progressivo allontanamento di una intera fascia di popolazione (quella
dei giovani tra i 20 e i 29 anni) non solo dal mercato del lavoro,
ma dagli stessi luoghi dell'espressione di cittadinanza attiva. Per
saperne di più sulle politiche giovanili visita il sito: www.politichegiovanili.it |
||||||||||||||||
|
La
Regione Piemonte è stata all’avanguardia nell’attivare interventi
finalizzati ai minori, arrivando così per gradi alla Legge regionale
sulle politiche giovanili. La legge istituisce anche l’Osservatorio permanente sulla condizione dei giovani e la Consulta regionale dei giovani. Oggi
la L.R. 16/95 tiene conto e stabilisce i principi generali per avviare
il processo di programmazione pluriennale con il concorso dei diversi
livelli istituzionali, Regione, Province, Comuni, ed altri enti Locali,
e definisce inoltre gli indirizzi per la partecipazione giovanile
e le sue forme di rappresentanza ai vari livelli decisionali della
comunità regionale. Per saperne di più sulle politiche giovanili nelle singole province piemontesi si vedano i seguenti link:
Infatti
la L.R. 5/01 (attuazione della
Bassanini) stabilisce, all’art. 134, che ai Comuni e alle Comunità
Montane è attribuita la realizzazione di interventi e progetti in
favore dei giovani, favorendone la capacità progettuale e gestionale.
I progetti vengono presentati ogni anno alla propria Provincia. Per
saperne di più sulle politiche giovanili in Piemonte, l’Osservatorio
Piemontese sulla Condizione giovanile ha pubblicato un documento di
Roberto Maurizio: "Le
politiche per i giovani in Piemonte", Torino 2001 (formato
.doc - 230 KB), ed un lavoro di Renzo Gallini inerente le ricerche
sui giovani in Piemonte: "Informazione
e ricerca nelle politiche giovanili", Torino 2001 (formato
.pdf - 120 KB). |
||||||||||||||||
|
A livello europeo è molto importante l’attività del Consiglio d’Europa che, sin dal 1975, ha avviato iniziative a favore di giovani. Un recente documento predisposto in occasione della V Conferenza dei Ministri europei responsabili della gioventù (Bucarest 1998) traccia il profilo di sintesi e valutativo dei primi venticinque anni di politiche giovanili del Consiglio d’Europa. Nel 1972 viene istituito il centro europeo della Gioventù per promuovere la vita associativa in Europa, apportando finanziamenti ad attività multinazionali intraprese da organizzazioni nazionali ed internazionali negli stati membri del Consiglio d’Europa. Nel 1989, dopo la caduta del muro di Berlino e l’apertura ai paesi dell’Europa centrale ed orientale, il Consiglio d’Europa decide di attivare un secondo Centro della gioventù che viene inaugurato a Budapest nel 1995. Nel 1982 viene istituito il CAHJE, un Comitato ad hoc sulle questioni della gioventù, nel quale i rappresentanti degli stati membri e degli stati non membri scambiano informazioni sulle loro politiche giovanili e definiscono delle priorità d’azione a livello europeo, come la promozione della partecipazione o l’informazione ai giovani. Nel
1985 il CAHJE organizza a Strasburgo la prima conferenza dei ministri
europei responsabili per la gioventù, sul tema della partecipazione
dei giovani. Il lavoro del comitato prosegue, in particolare, nel campo della mobilità, dell’informazione, della partecipazione dei giovani e della ricerca sui giovani. Il CDEJ conta, oggi, 47 stati componenti, di cui 40 membri del Consiglio d’Europa e 7 stati partecipanti della Convenzione europea culturale non membri del Consiglio d’Europa. Lo sviluppo della attività si traduce istituzionalmente in seno al Consiglio d’Europa nel 1992 con la creazione della Direzione della Gioventù, che sottolinea la priorità accordata alla politica per la gioventù nell’organizzazione.
Il CDEJ opera per:
I risultati raggiunti nell’ambito delle iniziative europee per i giovani sono molti, in particolare
Di notevole interesse sono le conclusioni della ricerca curata dallo IARD: "Studio sulla condizione e sulle politiche giovanili in Europa" Commissione Europea Bruxelles 2001. Questo documento invita l’Unione Europea a rafforzare l’azione sinora svolta a favore dei giovani, collegando a ciò la possibilità di rafforzare la cittadinanza europea tra i giovani e di legami con l’Europa.
I testi base in materia di giovani sono tre: - La carta europea dell'informazione (Bratislava 19 novembre 2004) - Carta di partecipazione dei giovani alla vita municipale e regionale (21 maggio 2003) questo testo è la riedizione del documento originale pubblicato nel 1990 dal Consiglio d'Europa - “Libro Bianco” sulle politiche giovanili. Il 29 Novembre 2001 a Bruxelles è stato presentato il Libro Bianco che costituirà la base per una nuova progettazione in campo giovanile. L’elaborazione del Libro Bianco ha visto protagonisti ragazzi di tutta Europa, coinvolti in un percorso di ricerca di criteri per il lavoro con i giovani. Per saperne di più sulle politiche giovanili visita il sito: www.politichegiovanili.it. |
||||||||||||||||
| sei qui: informagiovanipiemontevda >> le politiche giovanili >> informazioni generali |