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Informazioni generali

  

Cosa sono le politiche giovanili
La storia
Il contesto Piemontese
Il contesto Europeo

Cosa sono le politiche giovanili

   

Il termine “politiche giovanili” comprende l’insieme di interventi che si rivolgono ai giovani, ponendo l’accento sia su di loro, sia sull’oggetto: si pensi quindi ad azioni mirate ad una precisa fascia di popolazione e ad interventi legati ad aspetti caratterizzanti, quali il lavoro, la salute, la cultura, l’istruzione, la formazione professionale, l’informazione, la casa, la mobilità, i fenomeni di devianza, ecc.
In Italia, ed è questa la specificità in materia, ogni ambito è oggetto di specifici interventi pubblici in cui l’attenzione per la dimensione giovanile convive con problematiche di carattere più generale che coinvolgono l’intera popolazione. 
Titolari di questi interventi sono, a seconda della situazione, attori pubblici - di livello nazionale (Governo e Ministeri) e locale (Regioni, Province e Comuni) - insieme a soggetti di natura privata e non-profit (Associazioni, Cooperative giovanili, organizzazioni non governative, Fondazioni, ecc.). È così corretto affermare che la politica giovanile consiste in una molteplicità di politiche, diversificate per finalità e settori di intervento. 
In Italia la delega per le politiche giovanili è attualmente attribuita al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, anche se altre competenze in materia di giovani sono diffuse tra diversi Ministeri (es. quello della pubblica istruzione, dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, degli affari esteri, dell’Interno). 
Si può affermare che il modo con cui si fanno politiche giovanili indica la capacità del paese di occuparsi di sé stesso, perché investe per il suo futuro ed oggi, per questo compito, un grosso ruolo lo giocano le città, che hanno una funzione di centralità rispetto al ricostituirsi del senso di comunità. Infatti Ia città oggi, dopo le riforme in senso federalista ed all’elezione diretta del sindaco, è percepita come il luogo più “partecipativo” ed “il pezzo di Stato più vicino ai cittadini”. Mai come ora le Amministrazioni locali hanno possibilità e strumenti di autogoverno, a cui devono però affiancare capacità e competenze nello svolgere l’azione amministrativa. Le grandi leggi di riforma del diritto amministrativo e dell’organizzazione del potere locale, succedutesi a partire dall’inizio degli anni ’90 (la cui applicazione è ancora in corso), cercano infatti di dare completa attuazione al principio costituzionale dell’autonomia degli Enti locali.

Per approfondire l’argomento, è possibile scaricare il capitolo “Diritti ed opportunità per i giovani: storia e prospettive”, tratto da “Animazione giovanile: l'esperienza di Vedogiovane”, di G. Campagnoli e M. Marmo, Unicopli, Milano.

Nel frattempo alcune Regioni si sono già dotate di una legislazione ad hoc. Tra queste la Regione Piemonte che ha deciso di dotarsi di una specifica normativa, la Legge Regionale 13 febbraio 1995 n.16, “Coordinamento e sostegno delle attività a favore dei giovani”  con la quale si sono messe in atto una serie di iniziative finalizzate al coordinamento e al sostegno di attività a favore dei giovani. Oggi la Legge sta subendo una forte modifica, di cui si parlerà sotto, ne “Il contesto piemontese”.

NOTA: ad oggi sono nove su venti le Regioni che hanno ordinato la materia. Le Regioni sono Veneto, Campania, Valle d’Aosta, Piemonte, Umbria, Emilia – Romagna, Marche, Lazio, Sardegna (per il Piano socio-assistenziale triennale) e la Provincia Autonoma di Bolzano.

Per saperne di più sulle politiche giovanili: www.politichegiovanili.it

La storia

  

Storicamente i primi “Progetti giovani “ sono stati voluti dagli enti locali (a partire dagli anni settanta) e riguardavano interventi di prevenzione del disagio, anche se ogni Amministrazione locale ha proceduto “navigando a vista”, in quanto non era ben definito un quadro normativo determinato sia a livello nazionale che regionale (a parte i protocolli di intesa dell’ANCI su Lavoro e Informagiovani).

Come già detto, gli Enti locali hanno di fatto adempiuto ad un obbligo che in altri Paesi è delegato al governo centrale, e questo ha fatto sì che in Italia si siano attivati interventi con caratteristiche estremamente frazionate, sviluppati a “macchia di leopardo”. In questo contesto, molto di quello che si è riusciti a fare, anche a livello nazionale, lo si deve al Piemonte ed alla Città di Torino.
Così le iniziative che dalla metà degli Anni ’70 (grazie anche al nuovo quadro di competenze che nel 1977 sono state delegate dallo Stato alle Regioni ed ai Comuni) hanno cominciato a susseguirsi (il primo progetto Giovani è del Comune di Torino, nel ‘77), hanno prodotto:
 

il “Centro di incontro per giovani”

l’Informagiovani

la Consulta o Forum giovanile

 

Dopo l’esperienza di Torino, altri Comuni hanno seguito l’esempio ed hanno attivato Progetti giovani. Per diversi anni si è trattato di amministrazioni comunali, collocate prevalentemente nel Nord e di entità medio grande. Successivamente l’esempio è seguito anche da molte altre città e di dimensioni demografiche medie. I primi 10 Progetti giovani sono stati a Torino, Bologna, Forlì, Modena, Reggio Emilia, Livorno, Voghera, Ravenna, Perugia, Terni.

Il settore che i Progetti giovani hanno sviluppato maggiormente nel corso degli anni è quello appunto degli Informagiovani. Il primo Centro è stato istituito a Torino nel 1982.

Sull’onda delle esperienze degli Enti locali è via via cresciuto un ruolo specifico delle Regioni che si è tradotto nell’emanazione di leggi regionali inerenti le politiche giovanili e dei successivi adempimenti politico amministrativi per la loro attuazione.

Nel corso degli anni sono state commissionate tre importanti ricerche sulla presenza dei progetti giovani (vedi tabella sottostante).

  

ANNO ENTE CAMPIONE RISULTATI
1984 Anci 267 Comuni con più di 30.000 abitanti 41 %
1992 Min. Interni - Gruppo Abele 1.038 Comuni con più di 10.000 abitanti 58 %
1996 A. Aster 214 Comuni 43 %
Dalle ricerche emerge che gli interventi sono stati condotti in aree molto problematiche sotto il profilo sociale, per cui essi riguardano la prevenzione (promozione di attività educative e informative sulle droghe) e l’apertura di strutture di animazione e di socializzazione.

Inoltre, oltre ad una diffusione a “macchia di leopardo”, si evidenzia anche un aumento di investimento nei Comuni piccoli. 

Così il Progetto giovani è stato essenzialmente un modo di pensare delle amministrazioni locali alle iniziative rivolte ai giovani (spesso innovative), operando per obiettivi e centrando l’azione sul coordinamento e sull’integrazione di tutte le risorse interne ed esterne alla pubblica amministrazione, soprattutto di fronte a bisogni nuovi. 

Quasi ovunque, il Progetto è stato pensato come strumento, e non fine. Le realtà in cui nascono rendono ardua l’identificazione di precise tipologie, in quanto si tratta di un’esperienza spesso creativa ed originale a forte carattere di localismo. 

Ogni Progetto costituisce una storia a sé, anche sul versante delle iniziative concrete. Per praticità di descrizione si segue una divisione in settori che può apparire artificiosa:

  

l’informazione

la socializzazione e la cultura

la formazione ed il lavoro

l’emarginazione ed il disagio

 

Per saperne di più è possibile scaricare la ricerca dell'Osservatorio Regionale "Le Politiche Giovanili in Italia" (formato .pdf - 1,03 Mb).

L'attuale fase di passaggio verso "la società della conoscenza", caratterizzata, nella maggior parte dei Paesi europei, da una crisi strutturale dell'occupazione, da una riduzione del tempo di lavoro, dall'aumento di aree di marginalità occupazionale e di esclusione sociale, ha determinato in Italia il progressivo allontanamento di una intera fascia di popolazione (quella dei giovani tra i 20 e i 29 anni) non solo dal mercato del lavoro, ma dagli stessi luoghi dell'espressione di cittadinanza attiva.
Al contempo l'analisi della condizione giovanile in Italia mostra come l'emergere di nuove forme di esclusione sociale sia anche conseguenza di una carenza di strumenti e luoghi di espressione di cittadinanza attiva che comportano spesso risposte individuali e di gruppo anche auto lesionistiche da parte di quei segmenti di popolazione giovanile che avvertono, più o meno consapevolmente, di essere stati espropriati della propria identità culturale e non trovano momenti e canali per esprimere e rappresentare i propri bisogni di socializzazione, di rappresentanza e di partecipazione.

Per saperne di più sulle politiche giovanili visita il sito: www.politichegiovanili.it

Il contesto Piemontese

 

La Regione Piemonte è stata all’avanguardia nell’attivare interventi finalizzati ai minori, arrivando così per gradi alla Legge regionale sulle politiche giovanili. 
Il primo passo è stato infatti, già nel 1989, l’istituzione del Consiglio regionale dei minori (L. R. 55/89) che ha svolto, da allora, una funzione promozionale nei confronti degli enti locali, della scuola e dell’associazionismo rispetto alle esigenze ed ai bisogni dell’infanzia e dell’adolescenza.
In concreto il Consiglio regionale dei minori, non disponendo di un cospicuo fondo economico a disposizione, ha utilizzato la forma del concorso a premi per incentivare, riconoscere e valorizzare alcune esperienze pilota in regione più sotto il profilo culturale che finanziario. Il concorso è stato promosso per quattro anni (1993-98) ed ha permesso la premiazione di molti progetti.
Il secondo passo è costituito dalla normativa inerente la Consulta giovanile, approvata con D. C. R. n. 308 del 1991, a cui è seguita l’istituzione dell’albo delle associazioni giovanili e l’attivazione della stessa Consulta.
Il terzo passaggio è del 1995, con l’approvazione della L. R. n. 16 “Coordinamento e sostegno delle attività a favore dei giovani”. Con questa legge la Regione Piemonte ha adottato la “Carta per la partecipazione dei giovani alla vita comunale e regionale”, approvata il 7 novembre 1990 dalla Sottocommissione della Gioventù del Consiglio d’Europa, armonizzando e coordinando gli interventi con gli obiettivi da essa indicati, promovendo l’adozione e la relativa attuazione da parte degli Enti locali del Piemonte. 

La legge istituisce anche l’Osservatorio permanente sulla condizione dei giovani e la Consulta regionale dei giovani.

Oggi la L.R. 16/95 tiene conto e stabilisce i principi generali per avviare il processo di programmazione pluriennale con il concorso dei diversi livelli istituzionali, Regione, Province, Comuni, ed altri enti Locali, e definisce inoltre gli indirizzi per la partecipazione giovanile e le sue forme di rappresentanza ai vari livelli decisionali della comunità regionale.
Per quanto concerne il triennio 2003-2005, proseguendo con le linee già tracciate con i precedenti piani annuali, la Regione stabilisce finalità e linee guida che debbono caratterizzare ed ispirare i piani annuali delle singole Province. Queste ultime quindi assumono un importante ruolo di promozione e coordinamento del loro territorio.

Per saperne di più sulle politiche giovanili nelle singole province piemontesi si vedano i seguenti link:

PROVINCIA
Alessandria
Asti
Biella
Cuneo
Novara
Torino
Verbania
Vercelli

Infatti la L.R. 5/01 (attuazione della Bassanini) stabilisce, all’art. 134, che ai Comuni e alle Comunità Montane è attribuita la realizzazione di interventi e progetti in favore dei giovani, favorendone la capacità progettuale e gestionale. I progetti vengono presentati ogni anno alla propria Provincia.
Province, Comuni e Comunità Montane possono istituire forme di rappresentanza o Forum di associazioni ed aggregazioni di giovani.
Secondo quanto stabilito dalla L.R. 5/01, la Regione deve fornire le indicazioni e gli indirizzi per la realizzazione di una politica coordinata sul territorio in attuazione del programma regionale.
Nell’ambito della programmazione pluriennale regionale, le Province concorrono con loro Piani annuali, che vengono presentati alla Regione entro il 30 marzo di ciascun anno di validità del piano.
Alle Province viene affidata la gestione sul proprio territorio degli interventi di politica giovanile, d’intesa con gli Enti Locali, nel rispetto del piano triennale e secondo quanto previsto dalla normativa regionale.
Alle Province è attribuita la competenza del sostegno ai progetti che scaturiscono dal territorio, che vengono presentati dagli Enti locali e dalle Associazioni e Cooperative giovanili, a norma dell’art.5 della L.R. 16/95.

  

Per saperne di più sulle politiche giovanili in Piemonte, l’Osservatorio Piemontese sulla Condizione giovanile ha pubblicato un documento di Roberto Maurizio: "Le politiche per i giovani in Piemonte", Torino 2001 (formato .doc - 230 KB), ed un lavoro di Renzo Gallini inerente le ricerche sui giovani in Piemonte: "Informazione e ricerca nelle politiche giovanili", Torino 2001 (formato .pdf - 120 KB).

Il contesto Europeo

 

A livello europeo è molto importante l’attività del Consiglio d’Europa che, sin dal 1975, ha avviato iniziative a favore di giovani. Un recente documento predisposto in occasione della V Conferenza dei Ministri europei responsabili della gioventù (Bucarest 1998) traccia il profilo di sintesi e valutativo dei primi venticinque anni di politiche giovanili del Consiglio d’Europa. 

Nel 1972 viene istituito il centro europeo della Gioventù per promuovere la vita associativa in Europa, apportando finanziamenti ad attività multinazionali intraprese da organizzazioni nazionali ed internazionali negli stati membri del Consiglio d’Europa.

Nel 1989, dopo la caduta del muro di Berlino e l’apertura ai paesi dell’Europa centrale ed orientale, il Consiglio d’Europa decide di attivare un secondo Centro della gioventù che viene inaugurato a Budapest nel 1995.

Nel 1982 viene istituito il CAHJE, un Comitato ad hoc sulle questioni della gioventù, nel quale i rappresentanti degli stati membri e degli stati non membri scambiano informazioni sulle loro politiche giovanili e definiscono delle priorità d’azione a livello europeo, come la promozione della partecipazione o l’informazione ai giovani.

Nel 1985 il CAHJE organizza a Strasburgo la prima conferenza dei ministri europei responsabili per la gioventù, sul tema della partecipazione dei giovani.
Nel 1988 il Comitato dei Ministri riconosce l’importanza del settore e la necessità di rendere permanente la cooperazione intergovernamentale: viene costituito il CDEJ (Comitato Direzione Europea di Cooperazione intergovernamentale nell’ambito della gioventù), che sostituisce il CAHJE.

Il lavoro del comitato prosegue, in particolare, nel campo della mobilità, dell’informazione, della partecipazione dei giovani e della ricerca sui giovani.

Il CDEJ conta, oggi, 47 stati componenti, di cui 40 membri del Consiglio d’Europa e 7 stati partecipanti della Convenzione europea culturale non membri del Consiglio d’Europa.

Lo sviluppo della attività si traduce istituzionalmente in seno al Consiglio d’Europa nel 1992 con la creazione della Direzione della Gioventù, che sottolinea la priorità accordata alla politica per la gioventù nell’organizzazione.

 

Il CDEJ opera per:

 

promuovere la cooperazione intergovernamentale e sviluppare riflessioni sulle politiche giovanili nazionali. In questo campo il CDEJ ha avviato diverse ricerche sulla condizione giovanile, ed ha redatto diversi Rapporti, tra i quali “Elaborazione di un approccio integrato per la pianificazione di una politica della gioventù a livello locale” (1990), e diversi studi valutativi dello stato delle politiche giovanili a livello nazionale;
 

stimolare lo scambio di informazioni, di documenti e di esperienze tra i governi, per dare alle autorità nazionali le competenze ed i mezzi per seguire l’evoluzione delle questioni giovanili nei paesi degli stati parte della convenzione culturale;
 

consigliare il Comitato dei Ministri sui mezzi per assicurare un seguito appropriato nei programmi di attività, delle ipotesi di interessi comuni, ipotesi di programmi del Centro europeo della Gioventù e del Fondo europeo per la gioventù. E’ questo l’ambito di maggiore attività del CDEJ, con la produzione di diverse Raccomandazioni - che sono state assunte dai Comitati dei Ministri nel corso degli anni – e di programmi operativi rispetto ai temi della mobilità (“Carta Giovani”, “Carta Interrail”, Fondo speciale di finanziamento di viaggi di giovani svantaggiati), dell’informazione e del consiglio ai giovani con programmi in partenariato con Eryica (l’Agenzia europea d’informazione e Consiglio ai giovani), della partecipazione dei giovani con iniziative di consultazione, concertazione e cogestione;

 

cooperare con il Consiglio di direzione ed il Comitato consultivo del Centro e del Fondo, nell’ambito delle sue competenze per la messa in opera di progetti comuni in diversi campi di attività (“politiche dell’infanzia”, “democrazia diretta e diritti dell’uomo”, “dignità umana ed esclusione sociale”);

 

preparare le Conferenze dei Ministri responsabili della gioventù (Strasburgo 1985, Oslo 1988, Lisbona 1990, Vienna 1993, Lussemburgo 1995, Bucarest 1998) ed assicurare il seguito delle raccomandazioni nel campo dell’informazione, della partecipazione, della ricerca e della documentazione, della legislazione, della cooperazione est-ovest, della formazione e della lotta contro razzismo, xenofobia, antisemitismo e intolleranza;

 

cooperare con gli organismi internazionali intergovernamentale e l’Unione Europea;

 

cooperare con i nuovi stati membri.

 

I risultati raggiunti nell’ambito delle iniziative europee per i giovani sono molti, in particolare

 

nel campo della promozione dello spirito d’iniziativa e della partecipazione dei giovani: la messa in opera di un progetto di mediazione multi disciplinare, l’organizzazione di una Conferenza europea di valutazione sulla Carta della partecipazione alla vita municipale e regionale, l’adozione da parte del Comitato dei ministri della Raccomandazione sulla partecipazione dei giovani all’avvenire della società, diverse pubblicazioni e studi sulla partecipazione degli studenti;

 

nel campo della promozione della mobilità e dello scambio tra i giovani: la Raccomandazione sulla mobilità dei giovani e sulla promozione del servizio volontario, le diverse Carte europee, la creazione di un Fondo in favore della mobilità dei giovani. Di notevole importanza il programma gioventù;

 

nel campo della formazione dei responsabili di organizzazioni dei giovani: creazione del secondo Centro europeo della gioventù, sviluppo degli stages di formazione, sviluppo del programma di cooperazione con i paesi dell’Europa centrale e orientale nell’ambito del Programma Demostene;

 

nel campo dell’informazione: valutazione e messa in opera della Raccomandazione sull’informazione e i Consigli dei giovani, parteneriato con Eryica, studi sui bisogni dei giovani in materia di informazione e stages di formazione per personale specializzato;

 

nel campo della ricerca e della documentazione: messa in opera di reti di corrispondenti e ricercatori sui temi della gioventù, creazione di un sito, annuario elettronico, creazione di una banca-dati sui giovani.

 

Di notevole interesse sono le conclusioni della ricerca curata dallo IARD: "Studio sulla condizione e sulle politiche giovanili in Europa" Commissione Europea Bruxelles 2001. Questo documento invita l’Unione Europea a rafforzare l’azione sinora svolta a favore dei giovani, collegando a ciò la possibilità di rafforzare la cittadinanza europea tra i giovani e di legami con l’Europa.

 

I testi base in materia di giovani sono tre:

- La carta europea dell'informazione (Bratislava 19 novembre 2004)

- Carta di partecipazione dei giovani alla vita municipale e regionale (21 maggio 2003) questo testo è la riedizione del documento originale pubblicato nel 1990 dal Consiglio d'Europa

- “Libro Bianco” sulle politiche giovanili. Il 29 Novembre 2001 a Bruxelles è stato presentato il Libro Bianco che costituirà la base per una nuova progettazione in campo giovanile. L’elaborazione del Libro Bianco ha visto protagonisti ragazzi di tutta Europa, coinvolti in un percorso di ricerca di criteri per il lavoro con i giovani.

Per saperne di più sulle politiche giovanili visita il sito: www.politichegiovanili.it.


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